I cigni non si sforzano di essere bianchi, le lepri non si sforzano di correre veloci, le aquile non si sforzano di volare in alto
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domenica, 01 novembre 09 23:32
Se una notte d'inverno un viaggiatore non racconta più storie...Certi giorni scorrono più lentamente di altri. Diceva Schopenhauer che su sette giorni ce n'è sempre uno di noia... e per me è la domenica. Così cercando il sonno ho preso un vecchio libro, “Undici minuti” di Paulo Coelho (di cui ho letto Veronica décide de mourir e poc'altro). Bello l’esordio… C’era una volta una prostituta di nome Maria. Un momento. “C’era una volta” è la frase migliore con cui cominciare una storia per bambini, mentre “prostituta” è una parola da adulti. Come posso scrivere un libro che rivela questa apparente contraddizione iniziale? Comunque, visto che in ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso, manterrò questo incipit. Maria si innamorò per la prima volta a 11 anni, di ogni giorno vissuto amava solo quei dieci minuti di cammino silenzioso al fianco del suo “amore” e nel weekend (i due giorni in cui non andava a scuola e pertanto non lo vedeva) soffriva terribilmente dell’incedere lento del tempo. Una mattina il ragazzino le rivolse una domanda e lei non rispose (per ragioni che erano solo nella sua testa), e da quel momento in avanti non ebbe più la possibilità di parlare con lui perché le negò ogni parola. Dovette, così, imparare ad amare e soffrire in silenzio. E alla fine dell’anno scolastico lui partì. Imparò, così, che alcune cose si perdono per sempre… e che vanno a finire in un posto chiamato “lontano”. Maria credette di dover morire il giorno che trovò le lenzuola zuppe di sangue per poi scoprire che era null’altro se non un evento naturale, proprio come la morte. domenica, 01 novembre 09 23:02
...Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la “mia” impotenza.
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Jean Paul Sartre
domenica, 25 ottobre 09 18:12
Vaffanculo al giostraioNon riesco mai a finire un pensiero che gli impegni mi chiamano ad altro... Ieri per esempio ho dovuto interrompere tutto e correre in aeroporto a prendere il mio collega. Ore 22.00, esco dall’albergo - 22.10, arrivo in aeroporto. Cazzo pensavo ci volesse almeno mezz’ora ed invece sono già qui, che palle! Adesso mi tocca aspettare almeno altri trenta minuti… Ore 22.40, orario previsto dell’atterraggio - E ti pareva! ritarda di un quarto d’ora, speriamo che arrivi almeno per le undici. Tutta questa gente che aspetta l’arrivo di qualcuno. Ecco, quella ragazza ha fatto proprio bene, si è portata un libro da leggere ed io invece ho lasciato tutto a casa. Ormai sono mesi che non leggo più, sento la mia testa lentamente atrofizzarsi, non voglio che vada a finire così ma finché continuo con questi ritmi difficilmente riuscirò a riprendere le vecchie abitudini. Chissà chi aspetterà? Mi piacerebbe arrivare a Londra ed avere una ragazza così che mi aspetta. E’ proprio carina, bello come si veste, scazzata al punto giusto, bello che legge, io insieme agli altri sembriamo proprio degli ebeti ad aspettare, così, guardando il soffitto. Chi sarà il fortunato? Elly, perché non sei qui ad aspettare me che arrivo da lontano, impaziente di rivederti, di abbracciarti, di baciarti, di passare ancora un’altra notte indimenticabile? Macché! Sono io ad aspettare, e non te, ma uno sfigato di svedese! Sono le 11 passate ed ancora non segnano -landed-, io sono a pezzi, è quasi un’ora che sono qui, dovevo partire più tardi, al massimo mi avrebbe aspettato lui… Finalmente mi chiama, è ad aspettare il bagaglio (ma non se lo poteva portare a mano?) stanno ritardando la consegna, ormai si va per la mezzanotte. Finalmente esce, corriamo in albergo, check-in, See you tomorrow, 8.30 here, at reception… Che sogno! Sono in una stanza, a casa di amici, buio completo. Si accendono le luci. Io steso su un letto matrimoniale. Vicino a me due coppie, nude. Davanti c’è un altro letto, ci sei tu, nuda. Vicino a te c’è un altro ragazzo, nudo. Io sono l’unico vestito, l’unico che non ha fatto sesso. E’ fin troppo palese cosa c’è stato tra te e l’altro. Mi guardi. Distrattamente. Indifferente. Sei stesa su quel letto. Esco. Vado via. Mi ritrovo dopo qualche giorno a passeggiare in una strada, bagnata, buia, fredda. Ho il telefono in mano. Aspetto invano una tua telefonata, un tuo messaggio, un tuo segno. Niente. Una delusione fortissima che mi devasta lo stomaco, questo è tutto quello che ho. Passeggio, non mi do pace, devo farmene una ragione. - Qualche giorno e poi passa, Luca -. Devo trovare consolazione nei miei pensieri, mi devo riprendere quanto prima. - Una delusione è il modo migliore per troncare un rapporto, quando una persona ti delude vuol dire che è peggiore di quanto ti aspettavi, dunque meglio così, adesso ti fa male, sai che durerà poco, è semplicemente una delusione, da ora in avanti ti divertirai, non ti innamorerai più, cambierai aria, in culo al giostraio. Fine. Single a vita e buonanotte…-
domenica, 25 ottobre 09 18:11
Io e teIl giorno volge al termine, la strada è libera, ho ancora 200 chilometri da affrontare, sono ormai tutti a casa oppure a spasso nelle città a cercare invano refrigerio all’afa che ormai da giorni attanaglia il nostro bel paese. Sono stanco di guidare, non vedo l’ora di raggiungere il mio amore, temo però che non mi abbia aspettato, spero che sia andata a dormire, che non stia ancora sveglia ad aspettarmi. Il suo è il più bel lavoro che si possa desiderare, scrivere è un bel modo per guadagnarsi da vivere. Fa degli orari assurdi, in questo periodo, il periodo dell’ispirazione, si sveglia prima del sole, si rinchiude nello studio, accende il computer, un giro veloce su internet ed inizia a scrivere. Smette solo poco prima che mi alzi, mi prepara la colazione, mi sveglia con un vassoio con sopra una tazza fumante di caffè, rigorosamente amaro, pane croccante, scaldato al forno, e delle squisite ciotole stracolme di due o tre diverse qualità di marmellata, questa è la stagione delle fragole, delle albicocche e dei fichi! Mi vizia, mi tratta come un re… lo meriterò? Finalmente l’uscita! Ancora cinque chilometri di strada tra le colline ed arrivo. E’ tutto spento, per fortuna si è addormentata. Casa, dolce casa! Il profumo di lei pervade tutti gli ambienti, mi ha lasciato un messaggino sul frigo… E’ proprio la mia cucciolotta, pensa davvero a tutti i dettagli, ma non la sveglierò, devo lasciarla dormire. Se continua a privarsi troppo del sonno si consumerà tutta. Adesso vado in camera e me la godo in silenzio. La osservo mentre dorme, il suo sonno è quello dei giusti, la sua schiena atletica, diritta, robusta al punto giusto, mi fa impazzire, adesso mi sdraio vicino a lei (ha aperto i suoi splendidi occhi). Buona notte tesoro, no, continua a dormire, la cena era stupenda, grazie! Dormi, io rimango qui al tuo fianco, questa notte staremo sempre appiccicati. Tesoro, avrei voluto aspettarti alzata ma tu rincaserai tardi e io ti lascio questo messaggino (post-it) sul frigo! La cena è dentro! Ti ho preparato una buonissima insalata di scampetti con arancia e aceto balsamico, un tortino di salmone al pepe nero e una freschissima macedonia di fragole e lamponi. C'è anche del buon vino fresco, è bianco e profumato come piace a te. Se apri il freezer trovi un calice fresco e il ghiaccio. Io ti aspetto in camera, nel nostro piccolo nido. Svegliami ti prego. Piccola postilla: Ti sento distante! Mi capita spesso ultimamente. Sembra che entrambi vogliamo la stessa cosa ma facciamo a gara per fuorviarci. Uno strano gioco distruttivo che è bene bloccare ogni volta prima di rischiare la slogatura di una caviglia J. Perché poi è inutile che ti spieghi come funziona: tu ti sloghi la caviglia, inizi a zoppicare, io che vado con lo zoppo mi azzoppo, zoppichiamo insieme... e così fan tutti. Io e te non siamo tutti. Io e te siamo Anna e Marco. Immagino ti faccia un po' impressione leggere i nostri nomi vicini... Già! Ma ricorda è solo questione di abitudine! Anche un nome diverso dal mio è questione di abitudine. Tutti alla fine ci abituiamo all'altro. Tu non lo fare mai. Abituati al mio nome ma non a me. Viviamo anche solo due mesi insieme ma viviamoli bene... L'eternità non mi è mai interessata. Nemmeno quella dopo la morte. Non ti stranire mai con me. Gustati queste mie parole e ciò che ho preparato per te e trascorri una buona serata-notte. A domani. domenica, 25 ottobre 09 18:10
Amicizia tra uomo e donnaLui suonava e io lo guardavo. Note senza parole. La mia voce su di lui. Davanti al semaforo: ci siamo trovati lì. Un saluto affettuoso da vecchi amici, una stretta, una parola scherzosa e pian piano verso casa, sotto una leggera pioggia primaverile. La sua casa era molto composta, delicata e accogliente. Il divano solitario, con sopra un telo indiano, vecchi libri dimenticati sul tavolo, su un carrellino bottiglie dimezzate e una chitarra a “pancia all’aria” sul tappeto blu. “Cosa mangiamo?” “Cos’hai in frigo?” “Ho comprato un sacco di cose, dimmi cosa ti va.” “Un piatto di pasta è ok!” “Ok. Quale vino beviamo? Scegli!” “Fa lo stesso. Se è rosso per me va bene!” Domande, risposte, e ancora domande. Abbiamo mangiato: un tavolinetto basso, senza tovaglia, i piatti ovali di colore azzurro, calici di vetro e forchette da battaglia. La pasta era buona, al dente e piccante. Quando due persone si conoscono in un certo modo non è mai semplice scoprirsi in altro… in qualche raro attimo sembrava di gelare per poi tornare tutto alla normalità, la quiete dell’argomento lavoro, dell’amico in comune o che altro di più banale si possa dire. Ad un tratto il silenzio, quello artistico dell’uomo, quello che senti come un bacio sulla bocca, come pelle sulla pelle, come un approccio non banale… l’audacia che esplode sotto le mentite spoglie della timidezza. “Dire, fare, baciare, lettera o testamento?” Ho cominciato col dire. “A questo punto cosa si fa? Usciamo? Restiamo qui e suoni ancora per me? La conosci quella canzone …?” “Cosa fare? Boh! Posso suonare e tu prepari il caffè! Ok?” Mi sono sdraiata sul divano con la tazzina stretta da ambo le mani. La sua testa si muoveva in base agli accordi, i suoi occhi alternavano uno sguardo sul mio sedere e uno sulle corde agitate dalle dita ossute. Piano piano si avvicinava, lo sentivo scorrere, il mio corpo attraeva il tappeto dove era seduto a mo’ di indiano. Non sentivo più la musica ma la sua pelle che calamitava la mia. Silenzio! Un morso da lupo sulla mia chiappa e un sali sali piano fino al mio viso rinsaccato tra i cuscinotti del divano, e via un bacio, due, tre…, l’eterno: quel momento che sembra non finire mai, nel quale senti il tuo corpo in ogni punto distante e vicino.
domenica, 25 ottobre 09 18:08
Sesso e droghe leggereQuando si hanno poche ore si deve agire in fretta… e il tempo per Lella era davvero poco. Lo aveva di fronte e non lo aveva, ed era strepitosamente attraente. Di uomini così se ne incontrano pochi. Lella non è quel tipo di donna che colpisce anche i ciechi, non è assolutamente vistosa, anzi tutt’altro: è autenticamente anonima e timida. Però ha quell’unico tempo e non può fallire per via del suo assente talento femminile. Lo guarda, lo fissa… “Cazzo, alla fine dovrà guardarmi anche lui!”, continua a guardarlo… “Vabbè, prima o poi dovrà guardarmi!”, insiste nel proposito fino ad inchiodarsi in quella posizione… “Sono convinta che fra un istante mi guarderà!”, è quasi paralizzata… “Se mi avvicino e gli vado addosso è inevitabile… mi guarderà senz’altro!”. Questa non è una buona idea: rischio di confondermi con tutta la gran “monnezza” di femmine che c’è qui. Gli chiedo se ha d’accendere! Prende coraggio, si avvicina al tipo, che intanto sta conversando e sorseggiando una birra, e gli chiede a mezza bocca: “scusa mi accendi?”. Lapsus!!! “Ops, scusami… (con un sorriso visibilmente imbarazzato) mi fai accendere?” Lui fruga nelle tasche e le passa l’accendino. (“Cazzo che simpatico! Manco la grazia di farmi accendere! Ci mancava solo che mi dicesse: tié!”) “Ti ringrazio!” E lui: “Tutto qui?” “Tutto qui cosa?” “Sono settimane che vengo qui per te e tu l’unica cosa che sai chiedere è ‘mi fai accendere’?”, dice lui smorfieggando. “Veramente… ehm…” Sorridono entrambi e si presentano. “Piacere Flavio”. “Piacere Lella”. Si dirigono verso l’uscita senza aggiungere altro e camminano tra la folla tenendosi per mano. Lei non ci sta capendo niente. Lo segue e sta zitta. Attraversano la strada di corsa sempre tenendosi per mano, lui la guarda e sorride, lei lo guarda e sorride. Sempre mano nella mano percorrono tutto il marciapiede che conduce al porto e lasciando sulla destra il mare pulito si perdono nel buio del percorso da poco rinnovato. Ci sono dei gattini bellissimi, piccoli, grandi, medi, un’intera famiglia di gatti. Li guardano in silenzio. Giunti alla fine del percorso, lui le afferra il viso e lo porta verso il suo baciandola con una dolcezza che oserei definire seducente. Lella ricorda di essere stata lì in estate per vedere i fuochi d’artificio. Ricorda anche di aver desiderato un bacio così mentre gli spari si alzavano dall’acqua e mentre il suo uomo scambiava messaggi di saluti con un’amica. Flavio la sta baciando ininterrottamente, ha gli occhi serrati e una morbidezza tale che sembra scioglierla. “Ascolta Flavio, perché mi stai baciando così?” “Perché desidero farlo!” “E quindi?” “E quindi… ho voglia di scoparti!” A Lella esplode una risata in bocca che fa eco nell’infinito buio che li circonda. “Attento a ciò che dici, la luna ci sta guardando; guarda che occhi sgranati!” “Ti voglio, non cambiare discorso!” “Non sto cambiando discorso, ho solo detto …” Non le dà il tempo di finire la frase, le infila la lingua in bocca e insieme alla lingua anche un dito che bagna delle loro salive per poi farlo scendere sul collo di lei. Con maestria le apre la cinta dei jeans… li tira giù un pochino, sposta il pizzo del perizoma e inizia a stimolarle il clitoride. Lella sembra posseduta. Non sa se sentirsi offesa e quindi prendere il suo orgoglio a spalla e andarsene o se restare lì e lasciarsi andare, cogliere l’attimo e farsi benedire dalla luna. Non è solo posseduta. Il conflitto non può esaurirsi, risolversi… non è in grado. Ha bisogno di fumare, di bere, di drogarsi… Una spinta, ecco cosa ci vuole. “Prima di accendermi mi fai accendere?” “Vuoi fumare?” “Sì!” “Sei abbastanza irrigidita, hai voglia di andare?” “No! Voglio solo fumare.” “Se vieni a casa mia ho della buona erba, ti va?” “Abiti lontano?” “No, non molto.” “Ok, andiamo.” Si ricompongono e si avviano verso casa di Flavio. Appena entrati, l’imbarazzo è ancora più marcato e visibile di quello al porto. Lella si sposta verso la libreria per evitare che lui se ne accorga. “Hai una libreria ben fornita! Carino questo saggio, tu come l’hai trovato? L’hai già letto?” Flavio con la testa china sul tavolo, dove sta trattando il tabacco, lecca la cartina ed esclama: “Spogliati!”. “E’ un ordine?” “E’ un ordine! Voglio vederti mentre ti spogli, fallo in modo sensuale. Fammi eccitare.” Intanto che la canna si consuma, Lella si toglie scarpe, giacchino, jeans, maglia… così, in questo ordine, poi si siede sopra di lui e gli strappa lo spinello dalle dita. Fa nervosamente tre o quattro tiri… la finisce. Toglie il reggiseno, ha i capezzoli duri e la pelle d’oca. Si muove e gli toglie la camicia. Lo bacia. Lui è immobile e più lui è immobile più lei si eccita. L’erba si sta impossessando della sua morale, fa deragliare i sensi. “FFFFFlavio, mi sento come dentro un treno ad alta velocità in una galleria!” “Sta salendo la maria!” “Viene anche lei?” “La marijuana!” “Mhhh, pensavo fosse la vicina!” “Non vorrei un’altra donna qui con noi, mi basti tu!” “Ti basto io?” “Ti voglio e mi basti… Non vedo un’altra donna se ci sei tu. E’ impossibile…” “Taci dai, non sopporto le sviolinate! Piuttosto hai acqua nel frigo?” “Non reggi molto, dolcezza…!” “Non reggo cosa?” “La canna.” “Ah, quella no. Ma mi piace stare così, mi piace sciogliere le briglie…” “L’acqua c’è! Vuoi anche uno yogurt? E’ un muller bianco con pezzi di cioccolato!” “Sììì, portalo qui.” “Hai gli occhi che mi stanno scopando! Sei bellissima!” “Ho gli occhi che ti stanno scopando! Punto! Dammi lo yogurt!” “Cosa stai facendo?” “Vieni a mangiarlo qui, come un gatto… puoi solo leccare!” “Cristo!” Lella ha posizionato il vasetto di yogurt nell’apertura delle sue gambe, sotto la peluria del sesso e sta girando un dito nel vasetto a mo’ di cucchiaino. Ha le gambe statuarie… i polpacci muscolosi al punto giusto si appoggiano sugli alluci, la schiena gioca quella curva perfetta. I capelli scivolano su tutto il corpo, il collo fa cenni di rotazione e gli occhi sono chiusi per gustare meglio l’eccitazione. Flavio è eccitatissimo. Mentre lo yogurt finisce… Lella prende si sfila una calza e ci benda Flavio. “Devi imparare a vedermi al buio, anche quando non mi vedi.” Il gioco continua…
domenica, 25 ottobre 09 18:06
Un sofferto orgasmoLa fantasia non permette errori, basta far scivolare il pensiero a quel pomeriggio e… C’era un sole antipatico e il primo incontro tra i due sarebbe avvenuto proprio su quella panchina di legno dove i cani pisciano, le coppie si amano, gli anziani ricordano, qualcuno scrive le sue parole al vento... Sì, proprio lì. Lei una mini di jeans e una t-shirt nera, scarpe da tennis. Lui, una t-shirt bianca bucata e jeans. Non c’era nulla di indispensabile. Le vongole, però, erano necessarie. Vongole fresche, spaghetti e vino. C’è chi chiama un brivido emozione, chi l’emozione la sogna per l’intera mattinata, chi si abbandona di sera a un orgasmo che per quattro buone ore attende. Finirono per denudarsi prima ancora di cucinare: lei era nuda. Un telo rosso per coprire le parti intime. Il telegiornale era muto e le vongole si aprivano lentamente al fuoco caldo mentre le conversazioni sapevano di sabbia sulle labbra bagnate dal fresco Zaccagnini. Non c’è mai un momento d’inizio tra due persone, c’è solo quello in cui non odi altro se non le parole dell’uno che ti spingono ad allontanarti. Le odi per tutti i pranzi e i pomeriggi che verranno fino a capire che sono giuste e così è e deve essere. Un amore spesso finisce perché lo si vuol far finire a tutti i costi. E allora riprendi le parole destinate al vento e le lasci andare così come sono nate, tirandone fuori delle altre - più intense, meno intense - e stavolta ti guardi bene dall'essere all'aria aperta. Sposti la panchina nel posto più ermetico che tu conosca: te stesso. Ma quel pomeriggio non c’era altro che una crudità a tavola. Crudità e nudità, sembravano voler dominare la scena dove tutto si consumava lentamente fino a divenire i resti di cui oggi gode la mente di Lisa. Lisa, dopo la giusta dose di vino, iniziò a miagolare silenziosamente. Le facce allegre di un video silenziato stonavano con il tango argentino che si infilava nella cute quasi ad alzarla, il piatto di carta sotto i capelli… il suo esile corpo sul legno fresco. Il primo bacio, il primo prima del primo rapporto è sempre il primo e unico che resta e durò tantissimo il tentativo di togliere la pellicola trasparente intorno ai corpi che stavano cercando il modo di trasmettersi tatto e odore. La lingua calda di Claudio scivolò nella cavità morta di Lisa. Lisa sentiva una fortissima eccitazione che le saliva dai piedi e raggiungeva il cervello ma non passava di lì: in quel punto che lui con insistenza voleva esplorare. Niente. Per Lisa fu il panico di un istante, poi con una mezza finzione portò avanti il brivido che prima o poi sarebbe giunto alla sera. Oh sì, in un modo o nell'altro sarebbe giunto alla sera. Portarono i corpi nudi e unti di olio misti a prezzemolo e poche molliche sul letto basso dove lui si sollecitò per bene l’erezione colpendo su e giù con violenza, come a voler cazziare il suo organo e dirgli: cerca di stare su perché ho una gran voglia di scoparmi questa donna! Più o meno deve essere stato questo il messaggio nella mente di Claudio. Un messaggio sintetico e diretto. Senza mezzi termini. Voglio scoparla fino a quando non urlerà “BASTA”. E Lisa non gridò mai “BASTA”! Con le braccia puntate sulle cosce spalancate di lei si preparava ad entrare: "lasciati aprire! Voglio scoparti, voglio sbatterti!" E mentre lei ballava musica irlandese, dolce e finitamente adolescente, lui le stimolava il clitoride con il suo c.... perfettamente pronto. Ed ecco l'inizio. Il sempre vivo sentimento che altro non è che vita: ogni volta che si rigenera gli si dà il nome di emozione. Bum bum bum bum bum, sempre più forte con stavolta le braccia spalancate a mo' di Cristo, inchiodate ai polsi dalle morse di lui che la fissava negli occhi come un indemoniato. "Mi piaci..., mi piace l'odore della tua pelle, hai un profumo che mi eccita..., ti piace?" "Sììì, vienimi ancora più addosso, ho bisogno di sentirti... ti prego schiacciami!" "Ti piace?" "Sììì, sono bagnatissima... mi senti?" "Sei un lago... ma non capisco se stai venendo. Io sto aspettando te!" "Sono già venuta, non mi hai sentito?" (Bugia!) "Non lo so, non conosco così bene il tuo corpo!" Allora lei inizia a vibrare sotto il corpo maschio e zuppo di Claudio, si fa sentire con le unghie che premono sul sedere per tirarlo ancora più dentro, per non farlo uscire più. Ma è solo un disperato tentativo. Dopo un'ora di bum bum non si può non venire. Si baciano con dolcezza. "Sigaretta?" "Ne ho una gran voglia!" Fumano una sigaretta studiandosi con gli occhi, i loro volti sono rigati dai raggi del sole. Riprendono il bacio, la lingua gioca sul collo. Una posizione diversa: lei sopra di lui con i seni liberi che lo accarezzano mentre il corpo si muove lentamente in avanti... "Mi senti?" "Sì..." Tra sé e sé Lisa pensa che in quella posizione qualche tempo prima avrebbe impiegato cinque minuti per raggiungere l'orgasmo. Pensa anche che probabilmente non sono fatti l'uno per l'altra. Dopo due ore di sesso entrambi non hanno... Fuori il sole diventa sempre più leggero, si stanno raccontando la loro vita. ("Avrà sniffato coca? Chi è quest'uomo?") Riprendono ancora più eccitati fino a quando Lisa sfinita lo spinge fuori e si butta ad occhi chiusi sul letto. "Come fai a far sesso per tutto questo tempo senza venire?" "Non lo so, è la prima volta che mi succede! Tu hai detto di esser venuta, o no?" "Sì, sì. Ma voglio far godere te." Si china sul suo c.... e... Mentre va su e giù con una mano, utilizza l'altra per fare da spola tra la bocca e il seno... Si bagna le dita e poi si stringe i capezzoli. E' eccitata, stavolta lo è sul serio. Continua a guardarlo dritto negli occhi, mentre amministra due corpi esausti e vogliosi, vogliosi ed esausti... "Cosa ti eccita di più in una donna?" "Gli occhi! La bocca! Il culo!" "Wow, allora eccotelo!" "Così mi fai venire!" L'armonia dei gemiti viene rotta da un forte grido di Claudio, che si contorce tenendosi stretto stretto il c.... Lisa lo bacia ovunque, lecca come una vera micia il suo sudore e si accascia al suo fianco riempiendolo di coccole. Dopo un po'... e sono le sette p.m., va in bagno e mentre si lava ancora piena di quel piacere inespresso comincia a stimolarsi la linguettina... Finalmente... sta venendo anche lei, in silenzio, dietro una porta, lontana da lui, sentendolo unicamente sulla pelle come uno strato di pelle aggiunta, come qualcosa che difficilmente riuscirà a mandare via senza fatica.
domenica, 25 ottobre 09 18:04
Non giudicareE’ scritto nella bibbia: Non giudicare! Perché si dà tanto risalto nel vietare un’azione che ci è così naturale e dalla quale nessuno si è mai sottratto dal commetterla? Sono ormai passati cinque anni e tutto era iniziato quasi per gioco. Ti ho incontrato, mi hai sedotto, ci siamo innamorati. Peccato, però, che in quel periodo avevo una pseudo-storia con Pietro, o meglio, io l’amavo alla follia ma non volevo ammetterlo, pensavo che tra noi non sarebbe mai potuta andare e così già parecchio tempo prima avevo deciso di chiudere la nostra relazione. Poi sei arrivato tu, ho subito capito che eri diverso, che il nostro rapporto sarebbe stato fuori dagli schemi convenzionali, e così dopo un breve periodo di titubanza mi ci sono buttata a pesce, lasciandomi coinvolgere completamente. Ormai Pietro mi sembrava solo un ricordo del passato, ero sicura che i suoi occhi non mi avrebbero più turbato, al massimo un piccolo battito del cuore, ma niente più. E’ così che è iniziata la mia opera di distruzione. Ricordo ancora la passione che ci ha travolti come in un incantesimo, passavamo la maggior parte del nostro tempo a fare l’amore e a parlare di noi, dei nostri sogni, dei nostri desideri, del nostro passato. Io ti avevo anche parlato di lui, non lo puoi negare! Doveva essere per te un primo segnale. E’ vero non ti avevo detto quello che veramente provavo, ma come avrei potuto se lo nascondevo pure a me stessa? La prima volta è successo dopo solo tre settimane che ci frequentavamo, c’era la scusa di un libro che dovevo passare a riprendere, sapevo benissimo che era una scusa, ma la conferma potevo averla solo dopo essere andata a casa sua. Il mattino seguente, sono fuggita, inorridita per quanto avevo fatto, ma dopo un’oretta i sensi di colpa erano del tutto spariti: era pur sempre un mio ex e tu eri ancora un amico. Il giorno dopo te l’ho pure detto, anche se te l’ho negato subito dopo. Dopo un mesetto, poi, tu sei partito per lavoro, dovevi restar fuori per una settimana e dal nostro primo incontro sarebbe stato il primo week-end che avremmo passato lontani. Così proprio una di quelle sere l’ho rivisto in un locale. Ero arrabbiata con te, ma non potevo dirti nulla, ti potevo forse impedire di fare quel viaggio? Così, in virtù del “torto” che mi stavi facendo, mi avevi pur sempre lasciato sola, ho iniziato a comportarmi con civetteria con Pietro: gli ho mollato un bel bacio, proprio vicino la bocca, e sono andata in pista a ballare con gli altri amici ma facendogli capire con sguardi furtivi che quella sera sarei potuta essere sua, doveva solo sforzarsi un pochino, nulla di impossibile. Sia ben chiaro, ancora quella sera non mi erano ben chiari i sentimenti che provavo per lui, volevo solo capire fino a che punto sarei stata in grado di spingermi dopo essermi ripromessa di non voler più avere contatti erotici con lui. Com’è andata a finire è fin troppo evidente, anche in quel caso te l’avevo comunicato anche se sotto forma di “L’ultima tentazione di Cristo”, cioè come un semplice pensiero prima di una serata trascorsa in tutto altro modo. La necessità di fartene partecipe era per me una via per giustificarmi davanti ai miei occhi: Angelo, io non ti nascondo niente, sta a te decifrare quello che ti dico, io sono onesta! Anche questa volta avevo giurato a me stessa che sarebbe stata l’ultima, ormai sarebbe arrivato il periodo delle tue ferie, avremmo potuto vivere un periodo lungo insieme, non ci sarebbero state occasioni per un nuovo tradimento. Ma come dice il proverbio: Non c’è due senza tre! E così non ho saputo resistere alla tentazione e proprio all’inizio delle tue ferie non ho voluto rinunciare all’occasione di poterlo rivedere ancora una volta. Questo è quello che ti dico adesso, con “il senno del poi”. Quel giorno pensavo naturale non dover rinunciare al party del mio amico per te. Non volevo che la nostra storia potesse vincolare il naturale rapporto che avevo con i miei amici: andarci era una questione di principio. E’ vero, sapevo che ci sarebbe stato anche Pietro; è vero, ho fatto di tutto per nascondertelo chiedendoti di non accompagnarmi fino all’ingresso della casa; è vero, non ti ho chiesto di restare con me anche se sarebbe stata la cosa più naturale. Ma ciò non toglie che ero convinta che non sarebbe successo più niente. Mi sbagliavo. Il giorno dopo ero decisa a nasconderti tutto, ma proprio questa mia volontà mi ha portato ad una serie di errori imperdonabili: 1. Ti ho chiamato quando ero ancora in auto e non da casa e ho accampato come scusa di averlo appena preso per andare a fare colazione a 10 metri da casa (a fare colazione ci ero andata, ma prima di tornare a casa). 2. Ho pensato a lavare i panni prima di farmi la doccia, non immaginando che saresti arrivato fin sotto casa. 3. Quando ho cacciato le sigarette durante l’aperitivo, ti avevo detto che le avevo comprate e divise insieme ai miei amici la notte appena trascorsa, per poi contraddirmi venti giorni dopo dicendoti che quella mattina avevo preso la macchina per andare dal tabaccaio, prima, e in pasticceria, dopo. Tutte le azioni, anche le più aberranti, quando ripetute, diventano meno gravi, più digeribili per la nostra coscienza. Così da quel giorno mi sembrava quasi normale poter vivere una doppia storia. Proprio io che avevo tanto sofferto e mal giudicato chi in passato si era comportato così con me, mi ero convinta che in fondo non c’era nulla di male, almeno fino a quando tu non l’avresti scoperto. Non Giudicare! Saggio consiglio. Ormai Pietro per me era diventata un'ossessione, persino prima di partire con te ti avevo accennato che avrei voluto fare il viaggio in Tunisia insieme a quella setta di cui Pietro faceva parte. Al ritorno della vacanza, capendo che quel viaggio non sarebbe stato giustificabile, ti avevo chiesto di andare lì io e te soli. Non sapevo bene quello che avrei voluto fare, forse riuscire a portarti proprio dove villeggiava Pietro e magari una sera accampare qualche scusa per andare con lui? Proprio non ne ho idea. In fondo avevo capito che tra me e Pietro il rapporto poteva solo essere quello di due amanti, solo in quel modo non ci sarebbero state quelle fastidiose gelosie, solo così ci sarebbe potuta essere una vera complicità: un segreto nascosto al mondo intero e condiviso tra due persone. Nel frattempo il mio amore per te cresceva sempre più e con l’amore cresceva anche la mia gelosia nei tuoi confronti: se io, donna onesta e corretta, potevo tranquillamente sostenere un rapporto con un amante, cosa avresti potuto fare tu, uomo e per questo maiale? E così ho iniziato a farmi dei viaggi mentali assurdi che esistevano solo nella mia testa, la gelosia che avevo annullato nel mio rapporto con Pietro si stava ritagliando un suo spazio tra noi, rendendo la vita tra te e me impossibile.
domenica, 25 ottobre 09 17:59
Amici per sempre
La stagione estiva finì che non era ancora cominciata. Fu appena prima che si spegnessero le luci dello chalet che Giulia lo vide. Se ne stava seduto all’ultimo tavolo con una donna, all’apparenza di circa 23 o 24 anni, bionda, occhi nocciola, un sorriso memorabile e la maglia grigia leggermente scesa sulle spalle. Sorseggiavano un cocktail colorato ed avevano entrambi le mani strette sul rispettivo bicchiere, come ad indicare una linea di confine tacitamente stabilita tra i due. Una visione chiaramente poco intima. Tuttavia, Giulia, dolorosamente intontita, restò ferma a lungo sul ciglio del cancello per osservarli. Preso coraggio, poco dopo si avviò verso il bar e il tragitto che la condusse al bancone le sembrò lunghissimo e di corsa. Appoggiatasi con entrambi i gomiti, scossa dall’immotivato fiatone, chiese “qualcosa di forte” al barman, che subito la servì versandole del rum. Nel frattempo, Mauro le lanciò uno sguardo. Si scambiarono altri sguardi. “Amici per sempre”. “Portami via, Dio. Ti invoco. Fa’ che ci sia un temporale improvviso e che io debba allontanarmi subito. Ti supplico, buon Dio. Riportami a Malaga. In vacanza ero così felice. Ti prego Dio. Ti supplico. Non ti ho mai pregato così. Dimostrami la tua simpatia. Abbi cura di me in questo momento.” Niente da fare. Nessuno dei presenti aveva il volto di Dio e Dio non si manifestò, o forse sì… ma non capì bene la richiesta. Perché Giulia, senza sapere il come o il perché, si ritrovò a sedere con Mauro e Valentina. Fu questione di mezzo istante. Tre passi et voilà. “Ciao Mauro. E’ da un po’ che non ci si vede. Dimmi che stai bene perché mi stupirei del contrario, considerata l’ottima compagnia. Ciao, piacere. Io sono Giulia. Non ti ho mai vista qui. Non sei di qui?” “Piacere, Valentina.” Pensiero di Giulia: “Va… come Vaffanculo (a te e a tutte le tue anime che ti hanno preceduta; stronza, smorfiosa, cogliona)” - Fine del pensiero. “Siete stati in vacanza?” “Sì, certo.” “Ah sì, e dove?” “Ibiza!” “Io Andalucia. Per poco non ci siamo incontrati.” Valentina: “Vado in bagno!” Mauro: “Ti accompagno?” Valentina: “No, tanto è lì.” Mauro: “Ti aspetto qui.” “Hai fatto un corso di galateo? Con me non sei mai stato così premuroso.” “A te non chiedevo di accompagnarti. Ti accompagnavo e basta. E … in bagno.” “Vero anche questo.” Non ci crederete mai. Valentina restò chiusa in bagno circa 25 minuti. Quando ci entrò aveva degli splendidi pantaloni bianchi aderenti e un golfino che le scendeva sulle spalle ossute. All’uscita il golfino era malamente legato sui fianchi. Si scoprì che alla giovane donna era tornato il ciclo all’improvviso e sprovvista di tampax si era impataccata tutta. Così, dapprima utilizzò la poca carta igienica presente, e poi dovette togliere il pantalone e lavarlo, facendolo asciugare con il getto di aria fredda. Lentamente. Tutto stava accadendo lentamente. Mauro, tormentato dall’attesa, iniziò a bussare alla porta della toilette. “Aspetta Mauro, aspetta un secondo.” Mauro tornò da Giulia. Le fece cenno di spostarsi in spiaggia. Si allontanarono mezzo minuto. Si appoggiarono su un muro e baciò Giulia con la voglia di cento anni fa, quando ancora non sapevano di esistere e già si amavano. “Non so cos’è, Giulia, ma ogni volta che ti vedo è sempre più piacevole della prima volta.” “Anche per me.” Tornarono al tavolo. Valentina era ancora chiusa in bagno. “Stai frequentando qualcuno?” “Sì. Roba di poco conto. Tra l’altro capitano tutte a me.” “Cosa ti è successo?” “L’altro ieri ho dormito dal tipo. Abbiamo fatto l’amore. Era quasi l’alba, le 3.45 circa, quando ha voluto farlo per la terza volta. Era arrapatissimo. Mi ha fatto anche male. E poi alla fine mi ha chiesto: ‘prendi la pillola?’. Io rincoglionita come stavo, mezza tramortita dal sonno e dal sesso, gli ho risposto di sì. Forse stavo sognando. Avrei voluto dirgli no. Proprio così. Penso di aver detto no. Lui ha capito sì. Ed è esploso dentro di me, allagandomi. Ne aveva proprio tanto. Il suo urlo di piacere mi ha risvegliata e ho realizzato ciò che era successo. Allora, sono corsa in bagno. Mi sono lavata con acqua caldissima, poi mi è venuto in mente che servisse l’acqua ghiacciata quindi erroneamente ho iniziato a sciacquarmi freneticamente con questa. E più mi lavavo, più capivo di aver fatto una grande cazzata. Così sono uscita di casa e ho raggiunto il Pronto Soccorso. In servizio c’era una ragazza giovanissima. Le ho spiegato ciò che mi era successo. Ho chiesto di un medico. Sono rimasta nella hall per circa due ore. Erano le sei e mezza quando mi hanno comunicato il cambio del dottore. Un’altra infermiera mi ha poi fatto capire che nessuno lì era intenzionato a prescrivermi una pillola del giorno dopo. A quel punto, sono uscita di corsa e mi sono diretta verso l’ospedale della mia città. C’era un incidente gravissimo. Si era incendiata un’azienda e alcuni operai erano rimasti intossicati, alcuni ustionati. Un’azienda vecchissima, situata sulla zona industriale. Qui i controlli fanno cagare e tanto vedi che torna. Quei poverini ci è mancato poco che morissero tutti. Morale della favola. Alle dieci e mezza circa sono andata all’AIED, dove la dott.ssa Flamini me l'ha prescritta immediatamente e ha persino contattato la farmacia affinché mi aspettasse visto che era già l'ora di pranzo e sarebbe chiusa di lì a poco.” "Dovrebbero abolirle queste ricette del cavolo!" “Uhhhhh, Valentina. Che fine avevi fatto?” “Scusate. Ho ricevuto una telefonata. Una questione delicata.” “Bene. Allora vi lascio. Sono piuttosto stanca. Vado a dormire.” “No, resta. Poi com’è andata?” “… Non lo sapremo mai.”
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